I LICEALI INDIGNATI NEL VUOTO DEL SENATO
Leggo su La Stampa di sabato 3 gennaio la cronaca di una visita al senato effettuata da una classe quinta del liceo Scientifico «XXV Aprile» di PontederaL’ordine del giorno prevedeva la conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 9 ottobre 2008, n. 155, recante misure urgenti per garantire la stabilità del sistema creditizio e la continuità nell’erogazione del credito alle imprese e ai consumatori, nell’attuale situazione di crisi dei mercati finanziari internazionali. Visto il tema molto attuale, era stato spiegato ai ragazzi che erano molto fortunati, in quanto avrebbero assistito ad un’importante, se non accesa, discussione parlamentare.
Intimoriti e molto emozionati i giovani erano entrati a Palazzo Madama pronti per imparare una delle lezioni più importanti della loro vita.
Il presidente del Senato stava già introducendo la relazione del disegno di legge quando, con stupore, i ragazzi osservavano che decine di posti erano vuoti, le tribune a sbalzo erano pressoché deserte e nessuno dei pochi signori presenti stava ascoltando il Presidente. Alcuni commessi li avevano però rassicurati, spiegando che ogni senatore conosceva già il disegno di legge e la lettura da parte del Presidente era pura formalità. La situazione, e soprattutto il grado di attenzione, sarebbero sicuramente cambiati da lì a poco.
Con il passare dei minuti, la situazione però non solo non cambiava, ma degenerava: i senatori parlavano fra loro ed al cellulare con estrema naturalezza, generando un fastidiosissimo brusio di sottofondo, ma il Presidente neppure tentava di richiamarli all’ordine. Ai più sfrontati con il cellulare alla mano, si contrapponevano i senatori più pacati: non conversavano, non interagivano, ma sfogliavano semplicemente le pagine dei quotidiani o dei giornali di gossip. C’erano poi coloro che usavano con naturalezza il computer, aperto in bella vista davanti ai loro scanni. Dalla tribunetta, esterrefatti, i ragazzi scrutavamo tutto e tutti. La situazione stava per toccare il fondo: alcuni senatori cominciavano a esporre i loro le loro opinioni riguardo il decreto-legge, ma il brusio non si placava e non si capiva nulla.
Molti di loro, concluso il discorso, prendevano la ventiquattr’ore e se andavano, senza nemmeno ascoltare la risposta degli altri parlamentari. Altri continuavano insistentemente a conversare tra loro, interrompendosi per applaudire gli esponenti del proprio schieramento al termine dei loro discorsi, senza nemmeno aver ascoltato una virgola delle arringhe. Molti altri entravano ed uscivano, leggevano e scrivevano, guardavano i ragazzi e sorridevano.
Lo stupore provato fino a quel momento si trasformava per quei venti ragazzi in profonda delusione e vergogna. Capitava ancora, per caso, di ascoltare alcune frasi frammentarie, ma ben comprensibili, di un senatore che, salito sulla tribunetta, stava rispondendo alle domande di altri signori scandalizzati quanto i ragazzi «E’ normale, è anni che è così», ripeteva tale signore alle loro domande riguardo l’assenteismo. «L’Italia ormai è un Paese che non può più essere riformato», sosteneva. «I senatori si presentano solo per le votazioni più importanti; il titolo ormai è acquisito», rimarcava.
Tutte quelle belle aspettative di cui gli studenti erano pieni la mattina sfumavano completamente in quella mezz’ora. Mille domande si affollavano nelle loro menti:
“Come si può governare bene un Paese senza sedersi quasi mai in quelle tribune? Come si possono risolvere i problemi dello Stato senza dar loro attenzione? Come si possono trovare compromessi senza ascoltare le opinioni altrui? Come si può aiutare un Paese che sta soffrendo, che ha molte lacune da sanare, che ha gravi problemi da affrontare, se si hanno radicate nella mente le convinzioni di quel senatore?"
Nei giorni successivi i ragazzi avevano continuato a parlarne in classe mentre i loro insegnanti si sentivano quasi in dovere di scusarsi per aver proposto quell’esperienza. Avevano avuto due intenti: coltivare e cementare il senso civico dei ragazzi e il loro interesse per la politica e formare la fiducia nelle istituzioni. Cos’avevano invece appreso quegli studenti, vedendolo con i loro occhi? L’ assenteismo, il disinteresse, la falsità della politica italiana,
I ragazzi hanno infine scritto una lettera al Presidente della Repubblica , mandandone una copia alla Stampa. Al termine della loro cronaca, che io ho riassunto per questioni di lunghezza, ecco la loro conclusione:
“In veste di garante della Costituzione e rappresentante dell’unità non le poniamo alcuna richiesta, né le formuliamo alcun appello, ma la ringraziamo soltanto di aver speso un po’ del suo tempo nel leggere questa lettera. In veste di cittadino italiano invece le chiediamo di far tesoro del pensiero, per non dire dello sdegno, di venti studenti, fieri cittadini italiani esattamente come Lei.”
Credo che questa lettera si commenti da sola.
Non è forse con l’esempio che si dovrebbero educare i giovani per formare la loro coscienza, politica, civile e morale? Destra, Sinistra, Centro….è inutile stare a prendercela tanto. Una volta conquistata la “famosa seggiola” tutti si adeguano alle abitudini generali. E a noi restano le speranze…
Felice 2009!
creato da: KatherineM alle ore 00:32
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